Olio di palma, due anni dopo…

Nel 2016 è scoppiato il caso “olio di palma” negli alimenti confezionati, ha creato grande scalpore perché utilizzato principalmente nella preparazione di merendine e patatine quindi alimenti consumati da bambini ed adolescenti. Il problema più grande è dovuto al fatto che, questa fascia di età ha una soglia di tollerabilità di queste sostanze, inferiore agli adulti ed è  quindi più soggetta ai possibili rischi anche senza assumere grandi quantità.

I contaminanti alimentari maggiormente incriminati furono GE (glicidil esteri degli acidi grassi) considerati genotossici e cancerogeni e il 3-Mcpd, composto chimico tossico per reni e testicoli. Tali composti si formano quando il processo di raffinazione degli  oli vegetali avviene ad alte temperature e con un metodo non controllato, l’olio di palma è stato più soggetto a critiche in quanto la sua lavorazione porta alla formazione di questi composti in percentuale maggiore rispetto ad altri oli vegetali come arachidi, mais, colza, cocco e girasole. I livelli di questi contaminanti sono drasticamente scesi ma considerando il consumo medio di merendine dei bambini italiani, non si è arrivati ad una soluzione definitiva . ad esempio un bambino di 3 anni la cui soglia 3-Mcdp è di 32 microgrammi al giorno, mangiando un pacchetto di patatine Fonzies (31,7 microgrammi per porzione)  risulta già aver assunto il 99% della dose massima giornaliera.

Io scandalo del 2016 ha messo in evidenza un rischio per la salute che è stato tamponato dalla normativa vigente, ora tocca a noi, un cambiamento delle abitudini alimentari dei più piccoli, non vietando ma limitando il consumo di questi alimenti, è un passo importante per prevenire i possibili effetti nocivi di questi contaminanti.

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